mercoledì 23 dicembre 2009

TANTI AUGURI !

Il

tuo

prossimo
è lo sconosciuto

che è in te reso visibile.
Il suo volto si riflette nelle

acque tranquille, e in quelle acque,

se osservi bene, scorgerai il tuo stesso

volto. Se tenderai l'orecchio nel silenzio,
è lui che sentirai parlare, e le sue parole
saranno

i battiti del tuo stesso cuore. Non sei tu solo ad essere

te stesso. Sei presente nelle azioni degli altri uomini, e questi,

senza saperlo, sono con te in ognuno dei tuoi giorni. Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro, e non si rialzeranno se tu non ti
rialzerai..

GIBRAN

venerdì 18 dicembre 2009

For Baby - John Denver

I'll walk in the rain by your side,
I'll cling to the warmth your hand,
I'll do anything to help you understand
I love you more than anybody can.

And the wind will whisper your name to me
little birds will sing along in time,
leaves will bow down when you walk by
and morning bells will chime

I'll be there when you're feelin' down
to kiss away the tears if you cry,
I'll share with you all the happiness I've found
a reflection of the love in your eyes.

And I'll sing you the songs of the rainbow,
the whisper of the joy that is mine
leaves will bow down when you by
and morning bells will chime

I'll walk in the rain by your side,
I'll cling to the warmth your tiny hand,
I'll do anything to help you satisfied
I love you more than anybody can.

And the wind will whisper your name to me
little birds will sing along in time,
leaves will bow down when you walk by
and morning bells will chime...

domenica 6 dicembre 2009

Una crudeltà per gli animali e per noi stessi

di Umberto Veronesi
Repubblica — 25 giugno 2008. Sono vegetariano da quando ho iniziato a scegliere, e la mia è una scelta d' amore, di filosofia e di scienza. Di amore per gli animali e per la vita in tutte le sue forme, specialmente quando è inerme e non può far valere il suo bisogno disperato di sopravvivere. Nessuna esistenza è piccola, nessuna è insignificante. Mangiare è una forma di celebrazione della vita, e non negazione della vita stessa ad altri esseri viventi, perché "inferiori". Non c' è una differenza biologica fra animali. Perché allora ci fa orrore il pensiero di mangiare il nostro cane, ma massacriamo ad ogni Pasqua centinaia di agnelli per fare festa? L a filosofia del vegetarianesimo è la non-violenza e la violenza a cui gli animali da macello sono sottoposti è efferata e crudele. La pratica della macellazione poi è un rito ripugnante: (...omissis...). Rinunciare alla carne inoltre è per me anche una forma di solidarietà e responsabilità sociale. In un mondo che ha fame, il consumo di carne costituisce uno spreco enorme: se oltre 820 milioni di persone soffrono la fame è anche perché gran parte del terreno coltivabile viene riservato al foraggio per gli animali da carne. I prodotti agricoli a livello mondiale potrebbero essere sufficienti a sfamare tutti, se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare gli animali da allevamento. Senza contare che il consumo di carne è nocivo per la salute. Le cosiddette "malattie del benessere" (diabete non insulino-dipendente, aterosclerosi, obesità) colpiscono chi mangia carne, mentre è dimostrato che una dieta ricca di vegetali ci protegge e ci aiuta a mantenere più a lungo il nostro benessere. Sono scientificamente convinto che il vegetarianesimo sia una scelta non solo opportuna, ma obbligata. Per nutrire una popolazione in aumento costante saremo costretti a diventare vegetariani, ritornando in fondo alla nostra natura originaria. In termini evoluzionistici l' uomo discende dalla scimmia: il nostro organismo è programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi e il nostro metabolismo è come quello dell' orango che si nutre di cereali e vegetali. Una dieta priva di carne non ci indebolirebbe certamente, e ci rimetterebbe in armonia con gli equilibri naturali perfetti del nostro pianeta.
UMBERTO VERONESI

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Ricette - Marmellata di arance



Ecco la ricetta della marmellata di arance... ovviamente è meglio usare le arance biologiche visto che si usa anche la buccia!
:)
Radha

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sabato 5 dicembre 2009

venerdì 4 dicembre 2009

Ricetta con la Tapioca

Ho cercato a lungo su web una ricetta salata decente di tapioca ma non ho trovato nulla... e allora ho dato sfogo alla fantasia e ho inventato questo piatto. Posto la ricetta perchè è davvero un piatto delicato, leggero e gustoso: perfetto per la sera secondo me.
Inoltre è vegan, senza cereali e senza glutine.


INGREDIENTI
(dose per due porzioni abbondanti)

100g di perle di tapioca
2 coste di sedano
1 mazzetto di spinaci freschi
1 cucchiaino di erba cipollina tritata
1 carota
750ml di acqua

PREPARAZIONE
Mettere un cucchiaio di olio in un pentolino e far rosolare l'erba cipollina, il sedano, la carota. Aggiungere poi gli spinaci freschi tagliati a striscioline. Lavare la tapioca con acqua fredda e aggiungerla alle verdure; far insaporire e poi aggiungere l'acqua.
Fate cuocere 20 minuti a pentola scoperta, girando di tanto in tanto.
Condite con olio a crudo o panna di soya... e a piacere scaglie di grana (per i non vegan).

NOTA
La tapioca è una fecola derivata dal tubero della manioca o cassava, una pianta originaria dell'America del Sud. La tapioca si può usare come la farina dei cereali. Si presenta sotto forma di piccole sferette dal colore bianco. Una volta cotte, le sfere diventano trasparenti, assumendo una consistenza gelatinosa. Spesso concorre alla creazione di farine precotte per l'alimentazione dei bambini in fase di svezzamento in quanto ha proprietà nutritive simili al latte.

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venerdì 27 novembre 2009

Ricette: l'India a tavola - Torta di carote


Preparazione: 15 minuti
Cottura: 45 minuti


Ingredienti (per 4 persone)
500 g di carote
12 cl di latte
150 g di zucchero in polvere
100 g di burro
1/2 cucchiaio di cardamomo in polvere
Pistacchi tritati, tostati e non salati
Mandorle a lamelle tostate

Preparazione
Fai dorare le carote grattugiate in 50 gr di burro per 20 -30 minuti, mescolando ogni tanto. Aggiungi il resto del burro, il latte, lo zucchero e il cardamomo. Lascia cuocere a fuoco basso mescolando energicamente per 15 minuti, finché il tutto non diventa compatto e si stacca dai bordi.
Spargi il composto in un piatto rettangolare, spolvera di pistacchi e mandorle a lamelle. Lascia raffreddare e poi taglia a losanghe o a rettangoli.

martedì 24 novembre 2009

Rooming in

Sia la madre sia il bambino sono dotati di risorse innate per affrontare i primi momenti di intimità dopo il parto: l'unico importante compito di chi li assiste è di non intromettersi e di lasciare che queste abilità naturali possano esprimersi.
Una delle prove più spettacolari di queste abilità è la capacità del neonato, se lasciato tranquillo sull'addome della mamma, di strisciare pian piano fino al seno, trovare il capezzolo e cominciare a succhiare. Questo movimento non avviene se il neonato viene allontanato dalla madre durante i primi 70 minuti di vita. Inoltre si osserva frequentemente una difficoltà di relazione tra mamma e bambino, durante il primo anno di vita, in quelle mamme che sono state allontanate dal proprio figlio subito dopo il parto.
I ricercatori hanno a lungo studiato la scelta del momento più adatto in cui portare il neonato alla madre: esiste un periodo "sensibile" o "critico" per il contatto dei genitori con il bambino nei primi minuti, ore o nei primi giorni di vita?
Sono stati condotti numerosi studi dai quali è emerso come il periodo sensibile non solo esiste ma inizia nel corso delle prime ore di vita e si mantiene per tutto il periodo della permanenza in ospedale.
Numerosi genitori notano che i loro sentimenti di amore esclusivo verso i loro bambini hanno avuto inizio quando erano potuti restare un po' di tempo insieme in una situazione di serena intimità.
Quindi l'interazione genitori bambino è sicuramente innata, ma segue un percorso complesso che dipende dalla storia di ciascuno e dalle sue esperienze passate.
Il dovere di tutto il personale di una nursery è quello dunque di favorire con tutti i mezzi possibili l'instaurarsi di tale relazione.
Lunghi anni di ricerche sugli effetti della pratica del rooming-in (tenere la madre e il bambino insieme nella stessa stanza durante la degenza in ospedale) hanno confermato l'importanza del contatto prolungato tra genitori e bambino dopo il parto.
Le madri che avevano fatto tale esperienza sono risultate facilitate nell'allattamento al seno e più fiduciose e tranquille nell'accudire il proprio bambino una volta a casa.

Fonte: www.ilmiobaby.com

Frase del giorno

Nessun pessimista ha mai scoperto i segreti delle stelle,
ha mai navigato verso terre sconosciute,
o ha mai aperto un nuovo paradiso
nello spirito umano.

Hellen Keller


domenica 22 novembre 2009

Ricette: l'India a tavola


Ho trovato su web (alfemminile.com) un articolo su quanto l'India influenzi noi occidentali: cinema, arredamento ma anche in cucina. Fra le varie ricette proposte ho scelto questa, che non ho ancora provatoma lo farò quanto prima (anche se il cocco non è uno dei miei ingredienti preferiti)...

Budino alla rosa
Preparazione: 15 minuti
Cottura: 10 minuti
Riposo: 2 ore
Ingredienti (per 4 persone)
10 g d'agar-agar
50 cl di latte intero
1/2 bastoncino di vaniglia
25 cl di latte concentrato zuccherato
3 cucchiai di zucchero
Alcune gocce d'acqua di rosa
Alcune gocce di colorante rosa (facoltativo)
4 cucchiai di cocco tritato
10 noci d'acagiù tritate (che io ho sempre conosciuto con il nome di anacardi)

Preparazione
Fai ammorbidire l'agar-agar nell'acqua fredda. Fai bollire il latte con il bastoncino di vaniglia tagliato a metà nel senso della lunghezza. Lascia riposare per 15 minuti.
Aggiungi il latte concentrato e 1 cucchiaio di zucchero nel latte freddo. Scalda per 4 minuti senza far bollire. Togli il bastoncino di vaniglia.
Fuori dal fuoco aggiungi l'agar-agar, l'acqua di rosa e il colorante. Mescola. Versa in uno stampo quadrato o in 4 stampini, lascia raffreddare e poi lascia riposare 2 ore in frigo.
Fai tostare la noce di cocco, le noci d'acagiù (anacardi) e lo zucchero in padella, senza liquido. Lascia caramellare. Spolvera sui budini sformati al momento di servirli.

sabato 21 novembre 2009

Ricette: Crema alla zucca vegan e gluten-free


La ricetta tradizionale prevede di soffriggere nel burro la noce moscata e la zucca a dadoni. Poi si fa cuocere 10 minuti e si aggiunge acqua e latte in parti uguali.
Intanto si tosta la farina in altro burro e si fa una specie di besciamella da unire poi alla zucca prima di frullare...
Questa versione che propongo nel video è molto più leggera... e a me piace di più!
Radharani

NOTA
Zucca: alimento ricco e completo
La zucca può darti energia e vitalità, l’ortaggio arancione, noto per la concentrazione vitaminica e il gusto dolciastro, nasconde delle potenzialità che vanno sfruttate a pieno. Come antipasto, come primo, come verdura, nel secondo e perché no, anche nei dolci, non ci sono limiti alle mille sfumature di un piatto alla zucca.
La zucca è stata importata in Europa direttamente dal centro america, in Messico la sua naturale diffusione risale a qualche millennio fa, circa il 7 mila a.C. ed era considerata un importante elemento per condire e per cucinare le pietanze. E’ arrivata da noi dopo il 1.500 e lentamente si è diffusa trovando nel clima europeo un buon alleato.
Di zucche ce ne sono tante, non tutte sono arancioni, non tutte sono rugose. La famiglia di questo ortaggio è comune a tutte: si tratta di Cucurbitacee, ma ce ne sono di mille tipi: dolce, dolciastra, non dolce, rotonda, allungata, liscia, rugosa, gialla, verde, marrone, arancio.
La zucca è molto leggera: nonostante il gusto dolce non ha che 15 calorie ogni 100 grammi in media.
Come ortaggio è composto in larga parte di acqua e di zuccheri semplici. In compenso è molto ricca di fibre e di vitamine A e C, insieme a minerali come il ferro, il potassio, il calcio e il fosforo.
La zucca è spesso indicata nelle diete perché previene il tumore, grazie alla componente fibra e liquida, serve per restituire allo stomaco e alle mucose basicità e acqua.
La zucca può essere usata per rimediare a infiammazioni della pelle o degli occhi con una applicazione sulla zona interessata, serve per calmare il dolore provocato dalle scottature e per aiutare a rimarginare le ferite.
In alcuni casi è usata per le cure alle vie urinarie, per prevenire la pressione bassa, i disturbi di stomaco e di intestino, compresi i vermi, combatte l’invecchiamento, usata anche come componente dei prodotti di bellezza e le rughe dell’età. In una dieta può essere una buona soluzione per i momenti di fiacca e di stanchezza generale.

Fonte: Donne e Bellezza
www.tantasalute.it

venerdì 20 novembre 2009

Ricette: Torta Sbrisolona


Oggi la mia splendida nonnina compie 90 anni e quindi farò il suo dolce preferito:
la Torta Sbrisolona, il dolce tipico di Mantova.


Ingredienti per una torta di 30 cm di diametro
200 gr. di farina bianca
200 gr. di fioretto (farina di mais macinata molto fine)
200 gr. di burro
200 gr. di zucchero
200 gr. di mandorle
la scorza grattugiata di un limone biologico non trattato
1 cucchiaio di semi di anice

Preparazione
Tritare 130g di mandorle e lasciarne intere 70g.
Fare ammorbidire il burro a temperatura ambiente.
Sistemare tutti gli ingredienti in una ciottola e impastare finché si ottiene un composto amalgamato anche se non omogeneo ma "sbriciolato".
Una volta finito, mettere l'impasto in una teglia di circa 30 cm di diametro. La torta deve essere alta circa due centimetri.
Smuovere la tortiera per livellare la torta e premere leggermente con le mani per compattare il composto. Non schiacciare troppo però altrimenti risulterà dura.
Infornare a 180° per 60 minuti circa.
A cottura ultimata la sbrisolona è ancora morbida: diventera croccante solo da fredda. Mi raccomando di non togliere dalla teglia fino a quando si sarà raffreddata altrimenti si rompe.

AUGURI NONNA!

Glitter Graphics



giovedì 19 novembre 2009

martedì 17 novembre 2009

Sempre più veloci, sempre più in alto, sempre più lontani dalla natura e dalla realtà.

L'egoismo è così massiccio che il 20% della popolazione mondiale consuma l'80% di tutte le risorse pianeta. In Occidente milioni di persone sprecano, inquinano all'inverosimile e sono sovra-alimentate e, nel resto del mondo si muore di fame. Il cibo c'è in abbondanza ma c'è uno spreco enorme di risorse.

Per produrre un chilo di grano sono necessari 200 litri d'acqua.
Per produrre un chilo di carne sono necessari 20000 litri d'acqua

Un terreno di due ettari può nutrire:
30 persone se è coltivato a soia
12 se coltivato a frumento5 se coltivato a mais
1 persona se è coltivato per produrre carne

Un ettaro di terra coltivato per allevare bovini produce 22 chili di proteine;
Un ettaro di terra coltivato a soia produce 400 chili di proteine;

Più del 50% del commercio di cereali viene utilizzato per l'allevamento di animali. (Worldwatch Institute 2007)


Un miliardo di persone nel mondo sono malnutrite. Un miliardo di persone non hanno accesso all'acqua potabile. Ogni anno nel mondo muoiono di fame 6 milioni di bambini. Ogni giorno 5000 persone muoiono a causa dell'acqua inquinata. (dati FAO)
In Brasile 10 milioni di persone sono malnutrite. Il Brasile esporta 16 milioni di tonnellate di soia l'anno che invece di venire utilizzate per l'alimentazione umana vengono date agli animali. Ben 1000 chili per ogni persona malnutrita! (dati FAO)

Se la produzione di cibo fosse solamente vegetale la Gran Bretagna da sola potrebbe sfamare 250 milioni di persone.

La soluzione: eliminare la produzione di carne e diventare vegetariani! Non diventare vegetariani solo perché abbiamo compassione degli animali ma perché abbiamo compassione degli esseri umani.

Uno dei migliori programmi di sensibilizzazione su questo argomento è probabilmente è il film HOME che vi invito a guardare e che potete anche scaricare gratuitamente da www.home-2009.com

http://www.youtube.com/watch?v=jqxENMKaeCU

lunedì 16 novembre 2009

Morrissey - The Smiths

Morrissey - The Smiths

Steven Patrick Morrissey ha dichiarato a tutto il mondo la sua scelta vegetariana anni fa, nell'album degli Smiths "Meat is Murder" ("La carne è assassinio"). La traccia iniziale dell'album, che riproduce i muggiti di una mucca condotta al macello, ha portato molte teenager anglofile sulla strada del vegetarismo. "E' quello di cui abbiamo davvero bisogno e quello che vogliamo ed è la cosa migliore per la maggior parte delle persone, e penso che tutti lo sappiano" ha dichiarato. "Nessuno può uscirsene con una argomentazione sensata a sostegno del mangiare animali - nessuno è in grado di farlo. La gente dice, per scherzare 'La carne è buona', ma è buona solo se la condisci, ci metti sale, pepe, la cucini e le fai 300 cose per nascondere il suo vero sapore. Se condisci allo stesso modo una sedia o della stoffa, probabilmente diventano abbastanza buone anche quelle."

venerdì 13 novembre 2009

Farro delicato


Ecco la ricetta di un primo piatto molto salutare e buono!
Molto semplice, bastano pochi ingredienti e richiede pochissimo sforzo!
:) fatemi sapere... Radha

Tiramisù


Un Tiramisù rivisto: senza uova, senza mascarpone ... con caffè decaffeinato!
Molto delicato e ghiotto!

Sfogliatine dolci con zucchero


La ricetta più facile e veloce che esista! Bastano solo due ingredienti... anche se si possono aggiungere cannella o zenzero per renderla più esotica e sfiziosa.
Buon divertimento!

Involtini di melanzane


Una ricetta VEG molto sfiziosa, leggera e gustosa.
Bastano pochi ingredienti e poco tempo per realizzarla!

La Melanzana, originaria dell'India, viene introdotta dagli Arabi all'inizio del IV Secolo e quindi non ha un nome latino o greco. Gli Arabi chiamano la melanzana badingian e in Italia venne aggiunto il prefisso melo divenendo così melo-badingian, quindi melangian, da cui l’attuale nome. In altre regioni il prefisso fu petro, per cui si ebbe pedro-badingian dal quale si formerà petronciano o petonciano, altro sinonimo con il quale viene indicato quest’ortaggio.
Il nome melanzana, in particolare, veniva interpretato anche come mela non sana, proprio perché non è commestibile se non cotto.La melanzana cruda ha un gusto sgradevole ed è anche tossica perché contiene solanina. Pertanto la melanzana viene consumata solamente cotta. D'altra parte, la melanzana ha la proprietà di assorbire molto bene i grassi alimentari, tra cui l'olio, consentendo la preparazione di piatti molto ricchi e saporiti.

Spiedini VEG di tofu e verdure alla brace


Il Tōfu (dal cinese 豆腐, pinyin Dòufǔ), talvolta definito anche come caglio del fagiolo (di soia), è un alimento diffuso in quasi tutto l'estremo oriente (Cina, Giappone, Corea, Vietnam, Thailandia, Cambogia). Sebbene il suo nome sia giapponese, ha origini cinesi. Viene ricavato dalla cagliatura del latte di soia e dalla successiva pressatura in blocchi generalmente nella forma di parallelepipedo. La fabbricazione del tofu dal latte di soia è simile a quella del formaggio dal latte. Spesso si confonde, nelle sue preparazioni, al vapore o fritte, il tofu con il glutine di grano o seitan.
Il tofu è un alimento ricco di proteine, pari ai formaggi più comuni. Questa che segue è la sua composizone per 100 grammi di prodotto edibile.
Calorie 93,5 kcal
Acqua 79,3
Proteine 9,3
Lipidi 5,1
Glucidi 2,6
Calcio 134 mg.
Fosforo 105 mg
Ferro 3,9 mg.
Vitamina B1 0,02 mg.
Vitamina B2 0,02 mg.
Vitamina B3 0,37 mg.
Sodio 6 mg.

Dolcetti per la colazione (tipo muffin)


Ecco dei dolcetti veloci e buoni per la colazione!
Sono ovviamente senza uova...e volendo vegan: basta sostituire il latte di mucca con uno vegetale, di riso o di soya.
Dopo certi commenti che mi hanno lasciato ad alcune video-ricette, per la prima volta mi sono impegnata e ho pure spiegato a voce ciò che stavo facendo! Spero che vi sia utile e che la ricetta vi piaccia!

Alla prossima!
Radha

NOTA
Un muffin è un dolce simile ad un plum cake, di forma rotonda con la cima a calotta semisferica senza glassa di rivestimento.
Si possono prepare con ripieno di mirtilli, cioccolato, cetrioli, lampone, cannella, zucca, noce, limone, banana, arancia, pesca, fragola, mandorle e carote.
I muffin sono prodotti di uso specialmente nel Regno Unito.
La parola muffin viene citata per la prima volta in Inghilterra nel 1703 con la scrittura "moofin".
Qualcuno vuole derivato il termine dal francese mouflet, che significa soffice inteso come il pane, altri vogliono far derivare la parola dal tedesco muffen che significa piccole torte perché all'origine si trattava di piccole torte

Polpette Veg Burger


Ecco una delle versione vegetariane degli hamburger!
E’ facile da realizzare, veloce e si fa con pochissimi ingredienti di base. La ricetta me l’ha data una cara amica (bravissima cuoca) che consiglia per i Vegani di sostituire la ricotta con il tofu.
Spero vi piaccia... fatemi sapere!

Cavolo strascicato



Ricetta toscana rustica insegnata da nonna!
Non saprei dire quale sia il significato di «strascicato», ma certo il sapore di questo piatto povero e semplice è veramente speciale.

Pasta e Fagioli


Classica ricetta della nonna... cucina contadina, semplice e gustosa!
Io ho usato i fagioli stregoni perchè in casa avevo quelli, ma vanno benissimo anche i borlotti, i cannellini e anche i ceci!

Buon appetito!
Radha


NOTA
La regione di origine è incerta, essendo considerato un piatto tipico della cucina di varie zone, ad esempio: Lazio, Campania, Lombardia, Toscana e Veneto.

Castagnaccio



Dal video si dovrebbero capire sia il procedimento che le dosi...

per qualsiasi domanda, chiedete pure!

:) Buon appetito!

l castagnaccio è un piatto "povero" nel vero senso della parola, diffusissimo un tempo nelle zone appenniniche dove le castagne erano alla base dell'alimentazione delle popolazioni contadine. Dopo un periodo di oblio, iniziato nel secondo dopoguerra e dovuto al crescente benessere, è stato riscoperta e oggi è protagonista, nel periodo autunnale, di numerose sagre e feste.
Secondo quanto si legge nel "Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia e di altri luoghi", di Ortensio Landi (Venetia, 1553), l'inventore del castagnaccio pare sia stato un lucchese tale "Pilade da Lucca", che fu "il primo che facesse castagnazzi e di questo ne riportò loda".

Quinoa primavera


Ecco una veloce e facile ricetta di Quinoa Primavera. La quinoa non essendo un cereale è un primo piatto molto leggero e digeribile; inoltre è adatta a chi è celiaco poiché non contiene glutine.

INGREDIENTI E PREPARAZIONE (per 4 persone):
•Tagliate a cubetti 4 zucchine e 3 carote.
• Lessatele in acqua bollente salata.
• Sciacquate una manciata di capperi.
• Scottate e sminuzzate 3 pomodori secchi.
• Lavate e tritate un piccolo mazzo di prezzemolo.
• Tagliate a piccoli pezzettini un cuore di sedano
• Mettete al fuoco 600 ml di acqua, salate e quando bolle buttate 250 g di quinoa.
• Fate cuocere 15 minuti, ovvero fico a che la quinoa non ha assorbito tutta l’acqua.
• Adesso togliete dal fuoco la quinoa e fatela riposare 2 minuti.
• Aggiungete le zucchine, le carote, i capperi, il sedano, i pomodori secchi, il prezzemolo.
•Condite con un filo di olio a crudo e servite.

BUON APPETITO!
Radha

NOTA
La pianta che produce le zucchine è originaria dell'America centro-meridionale e appartiene alla stessa famiglia dei meloni, dei cetrioli e delle zucche gialle, cioè alle cucurbitacee.
Le zucchine sono ormai reperibili sul mercato tutto l'anno anche se sono un prodotto dell'orto tipico della tarda primavera e dell'estate. Conviene però gustarle nella loro stagione perché più complete dal punto di vista nutrizionale, più buone e naturalmente più convenienti.
Le zucchine forniscono poche calorie e non hanno grassi; hanno un'azione altamente lassativa, antinfiammatoria, diuretica e disintossicante.
Le zucchine sono buone fonti di potassio, di vitamina E (che ci aiuta a difenderci dai radicali liberi), di luteina e zeaxantina (due carotenoidi), di vitamina C e di acido folico; sia la vitamina C quanto l'acido folico sono molto sensibili al calore; pertanto bisogna cuocere questi ortaggi nel modo giusto (mai a lungo). L'ideale sarebbe il loro consumo a crudo.

Crema di ceci e sesamo (humus)


Una ricetta vegan gluten free facile e veloce per accompagnare insalate, crostini, seitan, tofu o verdure...

UNA NOTA SUL TAHINI, in arabo طحينة
E’ una pasta oleosa ottenuta dai semi di sesamo, ingrediente principale di molte pietanze della cucina araba.
UNA NOTA SUL SESAMO (tratta da erbeincucina.it)
Coltivare il sesamo
La coltivazione è semplice e soddisfacente, la pianta si semina in primavera, ma è possibile tentare anche una semina autunnale. Seminate in coltura protetta o direttamente a dimora, consiglio una distanza tra le fila di almeno 30cm per agevolare la raccolta, e una distanza tra le piante di 10-15 cm.
Dopo la semina germinerà in 7-10 giorni.
Potete raccogliere le foglie per uso culinario, quando tenere si consumano crude su tartine o in insalate, con l'accorgimento di lavarle bene per eliminare la loro copertura mucillaginosa, che può risultare sgradevole a alcuni.
La fioritura è il momento in cui la pianta mostra tutto il suo splendore. Dai fiori nascono dei baccelli verdi che crescono fino a 3-4 cm, e maturano durante l'estate.
Sarà il momento di raccoglierli quando diventeranno rigidi e scuri, ma prima che si aprano naturalmente o perderete i semi contenuti all'interno.
Il sesamo può essere coltivato in vaso.
Preferisce esposizioni soleggiate e suolo non umido.

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Tempeh alla verza


Ecco una ricetta della mia mamma, che piace un sacco ai miei fratelli.
Gli ingredienti e la preparazione penso sia molto chiara dal video... se avete qualche domanda scrivete pure nel guestbook o per email.
:) Spero sia di vostro gradimento!
Radha

UNA NOTA SUL TEMPEH
l tempeh è un alimento fermentato ricavato dai fagioli di soia gialla, molto popolare in Indonesia e in altri nazioni del sud est asiatico. È noto anche come carne di soia.
Nei tempeh tradizionali che si acquistano nei negozi, lo starter, cultura batterica che attiva il processo di fermentazione, contiene altri batteri (non patogeni), che producono vitamine, per esempio la B12.
Il tempeh è una buona sorgente di fibre ed è un possibile sostituto della carne di vitello, in quanto possiede lo stessa percentuale di proteine; anche questo ci fa capire quanto inutile sia il continuo massacro di queste dolci e tenere creature.

UNA NOTA SULLA VERZA
Un piatto anticancro a sole 250 calorie: dieta e salute con cavolfiori, verza, carote e rapanelli
Lo confermano molte ricerche scientifiche: per prevenire il cancro (soprattutto a colon, retto e prostata) occorre mangiare le crocifere: broccoli, cavoli, cavolfiori, verze e cavolini.
Queste verdure sono ricche di sostanze fortemente antiossidanti, in particolare gli indoli che agiscono attraverso specifici antiossidazione, e l’ acido folico che contribuisce alla prevenzione delle mutazioni cellulari.
Ma sono crocifere anche i rapanelli, apparentemente insignificanti dal punto di vista nutrizionale sono invece ricchi di virtù perchè contengono sulforafano (potente sostanza anticancro) oltre che ferro e discrete quantità di vitamina C e B.
Una bella insalatona con cavolfiori, verza, carote e rapanelli è un ottimo contorno anticancro e dietetico: solo 250 calorie.

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Fantasia di castagne


Sono andata a fantasia senza seguire una ricetta o un'idea già vista...
il risultato a me e a chi ha assaggiato è sembrato ottimo quindi ho deciso di proporvela!
Anche questa ricetta è gluten free quindi adatta ai celiaci.
Il latte e la farina li ho dosati ad occhio... quindi non so dirvi le dosi precise...ma dalle immagini si capisce quale è la consistenza.
Ho messo un pizzico di bicarbonato per far effetto lievito... non so se il lievito è gluten free :) e non ho voluto correre rischi!

Come cucinare la Quinoa


Ecco un'altra ricetta imparata dalla mia mamma... molto buona!
E' priva di glutine ed è un ottimo primo piatto anche per i celiaci!

La QUINOA è una pianta originaria del Sud America, appartente alla stessa famiglia degli spinaci. Viene utilizzata fin dai tempi degli Incas e degli Aztechi.
I semi di quinoa sono piccoli come quelli del miglio, ma più schiacciati, contengono circa il 60% di carboidrati e l'11% di proteine di valore biologico piuttosto alto, addirittura paragonabile a quello dei formaggi.
La quinoa è anche una buona fonte di fosforo, potassio, manganese.
È priva di glutine, quindi può essere assunta dai soggetti colpiti da morbo celiaco.
I semi di Quinoa sono rivestiti da una sostanza, la saponina, che li protegge dalle aggressioni degli uccelli e degli insetti. Questa sostanza è molto amara e quindi va rimossa prima della cottura, lavando accuratamente i semi prima di cuocerli.
Tostando i semi di quinoa per qualche minuto prima di bollirli si incrementa notevolmente il sapore di questo cereale. La cottura è veloce, 10-15 minuti in acqua bollente.
Può essere utilizzato come gli altri cereali, per preparare zuppe e minestre, o per accompagnare verdure.

Torta di Compleanno


Torta di compleanno senza uova...con tanto cioccolato fatta per due delle mie tre cognatine!!!
:)
Tutorial: a voi la ricetta passo per passo...

La pianta Theobroma Cacao (nome scientifico del cacao) fu classificata da Linneo, considerando il nome che aveva e l'uso che se ne faceva presso le civiltà che la utilizzavano all'epoca: cacao cibo degli dei.

Di seguito la storia, sperando che sia di vostro interesse.
La pianta del cacao ha origini antichissime e, secondo precise ricerche botaniche si presume che fosse presente più di 6000 anni fa nel Rio delle Amazzoni e nell'Orinoco. I primi agricoltori che iniziarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya solo intorno al 1000 a.C.
Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l'inizio della storia del cacao, e insieme ad esso del cioccolato. La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya: Hunahpu. Un'altra leggenda, questa volta azteca, dice che in tempi remoti una principessa fu lasciata, dal suo sposo partito in guerra, a guardia di un immenso tesoro; quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio di tale tesoro e fu per questo uccisa; dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come la sofferenza, ma allo stesso tempo forti ed eccitanti come le virtù di quella.
Tornando alla storia, successivamente ai Maya anche gli aztechi iniziarono la coltura del cacao, e in seguito la produzione di cioccolata; associavano il cioccolato a Xochiquetzal, la dea della fertilità.
Con valore mistico e religioso, il cacao veniva consumato dall'élite durante le cerimonie importanti, offerto insieme all'incenso come sacrificio alle divinità e a volte mischiato al sangue degli stessi sacerdoti. A conferma di ciò, sono stati trovati diversi esempi di raffigurazione della pianta del cacao su alcuni vasi e codici miniati Maya. Oltre ad un impiego liturgico e cerimoniale, nelle Americhe il cioccolato veniva consumato come bevanda, chiamata xocoatl, spesso aromatizzata con vaniglia, peperoncino e pepe. Tale bevanda era ottenuta a caldo o a freddo con l'aggiunta di acqua e eventuali altri componenti addensanti o nutrienti, quali farine e minerali. Altri modi di preparazione combinavano il cioccolato con la farina di mais ed il miele.
La sua caratteristica principale era la schiuma, che veniva anticamente ottenuta mediante travasi ripetuti dall'alto da un recipiente ad un altro. Con la Conquista spagnola, si impone l'uso del molinillo, che ruotato velocemente avanti e indietro tra le mani consentiva di ottenere in tempi più brevi la densa schiuma tanto amata dai consumatori della bevanda.
Non si può non notare, per inciso, la singolare coincidenza del procedimento di preparazione della bevanda di cacao e acqua per travaso, con l'uso africano di preparare il tè (tre cicli successivi di preparazione, ciascuno dei quali si ottiene per bollitura delle foglie di tè, travasi ripetuti dall'alto fino al montare della schiuma -peraltro ovviamente meno consistente di quella del cacao- e consumo).
Il xocoatl aveva l'effetto di alleviare la sensazione di fatica, effetto probabilmente dovuto alla teobromina in esso contenuta. Esso era un articolo di lusso in tutta l'America centrale pre-colombiana; i semi di cacao erano usati come moneta di scambio, di conto e anche come unità di misura: nel tesoro dell'imperatore Motecuhzoma (più noto con il nome storpiato di Montezuma) se ne poterono trovare quasi un miliardo.
Si dice che quello del xocoatl fosse un gusto squisito. José de Acosta, un missionario gesuita spagnolo che visse in Perù e poi in Messico nel tardo XVI secolo scrisse:
Disgustoso per coloro che non lo conoscono, con una schiuma o pellicola in superficie che è molto sgradevole al gusto. Tuttavia è una bevanda molto apprezzata dagli indiani, che la usano per onorare i nobili che attraversano il loro paese. Gli spagnoli, sia uomini che donne, che si sono abituati al paese sono molto golosi di questo Chocolaté. Dicono di prepararne diversi tipi, caldi, freddi, tiepidi, e di aggiungervi molto chili; ne fanno inoltre una pasta che dicono essere buona per lo stomaco e contro il catarro.
Solo nel 1502 avvenne il contatto del cacao con la civiltà europea: Cristoforo Colombo durante il suo quarto e ultimo viaggio in America sbarca in Honduras dove ha l'occasione di assaggiare una bevanda a base di cacao; al ritorno, portò con sé alcuni semi di cacao da mostrare a Ferdinando ed Isabella di Spagna, ma non diede alcuna importanza alla scoperta, probabilmente non particolarmente colpito dal gusto amaro della bevanda. Solo con Hernando de Soto (Hernàn Cortéz) si ha l'introduzione del cacao in Europa in maniera più diffusa, era il 1519. Egli arriva nel Nuovo Mondo proveniente dalla Spagna e la popolazione locale lo scambia per il Dio Quetzalcoàtl, che secondo la leggenda sarebbe dovuto tornare proprio in quell'anno. L'imperatore Montezuma, allora, lo accoglie a braccia aperte e gli offre un'intera piantagione di cacao coi relativi proventi.
Il primo carico documentato di cioccolato verso l'Europa a scopo commerciale viaggiò su una nave da Veracruz a Siviglia nel 1585 (a Siviglia aveva sede il Reale Consiglio delle Indie, attraverso cui la corona spagnola controllava tutti i traffici commerciali, l'amministrazione, gli aspetti militari e religiosi delle proprie colonie d'oltre oceano. Tutti movimenti materiali avvenivano attraverso il porto di Cadice).
Il cioccolato veniva sempre servito come bevanda, ma gli europei, e in particolar modo gli ordini monastici spagnoli, depositari di una lunga tradizione di miscele e infusi, ci aggiunsero la vaniglia e lo zucchero per correggerne la naturale amarezza e tolsero il pepe e il peperoncino. Per tutto il '500 il cioccolato rimane un'esclusiva della Spagna, che ne incrementa le coltivazioni.
Solo nel '600, attraverso la Toscana, il cacao arriva in Italia per merito del commerciante di Firenze Antonio Carletti, e nel 1615 nel resto d'Europa. Le tracce dell'antico legame fra Firenze e la cioccolata si ritrovano in alcuni fondi librari della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Magliabechiano e Palatino), dove si rintracciano numerosi scritti che testimoniano a partire dal 1600 un acceso dibattito sul cioccolatte e sui suoi consumi (Francesco Redi, Lorenzo Magalotti, Francesco D’Antonio Carletti). Sempre a Firenze, dal 1680, si rintracciano numerosi scritti sul tema della cioccolata. Nel 1680 esce “Differenza tra il cibo e ‘l cioccolatte…” (a cura di Gio.Battista Gudenfridi), cui seguono nel 1728: “Parere intorno all’uso della cioccolata” (Gio. Battista Felici), “Lettera in cui si esaminano le ragioni addotte dall’Autore del primo parere intorno all’uso della cioccolata” (Lorenzo Serafini), “Lezione accademica in lode della cioccolata” (Giuseppe Avanzini) e “Altro parere intorno alla natura, ed all’uso della Cioccolata disteso in forma di lettera…” (Francesco Zeti).
Nel XVII secolo divenne un lusso tra i nobili d'Europa e gli Olandesi, abili navigatori, ne strappano agli Spagnoli il controllo mondiale e il predominio commerciale.
Nella Venezia del Settecento nascevano le prime "botteghe del caffè", antesignani dei nostri bar; esse erano, certamente, anche botteghe della cioccolata e facevano a gara per modificare la ricetta esistente inventando nuove versioni. Nel 1760 la Gazzetta Veneta documenta l'ormai enorme diffusione del prodotto. Fino a tutto il XVIII secolo il cioccolato viene considerato la panacea di tutti i mali, e gli si attribuiscono virtù miracolose. Il Brasile, la Martinica e le Filippine aumentano in modo spropositato la coltivazione di cacao; contemporaneamente molte città europee si pregiano della fama per la lavorazione del cioccolato; un esempio fra tutti è Torino, che ha una produzione di ben 350 Kg al giorno, esportato in maggior parte in Austria, Svizzera, Germania e Francia, dove poco alla volta la preparazione di bevande al cioccolato diventa una passione per molti.
Alla fine del XVIII secolo il primo cioccolatino in forma solida, come lo mangiamo oggi, fu inventato a Torino da Doret. Nel 1802 Bozzelli inventò una macchina per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia.
In realtà bisogna aspettare il 1820 perché il sistema fosse messo a punto, e la prima tavoletta di cioccolata fu prodotta in Inghilterra. Nel 1826 Pierre Paul Caffarel inizio' la produzione di cioccolato in grandi quantità grazie ad una nuova macchina capace di produrre oltre 300kg di cioccolato al giorno. Nel 1828 l'olandese Conrad J. van Houten brevettò un metodo per estrarre il grasso dai semi di cacao trasformandoli in cacao in polvere e burro di cacao. Sviluppò inoltre il cosiddetto processo olandese, che consiste nel trattare il cacao con alcali per rimuoverne il gusto amaro. Questi trattamenti resero possibile il produrre il cioccolato in barrette come lo conosciamo oggi. Il primo cioccolato in forma solida in scala più estesa rispetto a quello di Doret sembra essere stato prodotto nel 1847 da Joseph Fry. Nel 1852 a Torino Michele Prochet comincia a miscelare cacao con nocciole tritate e tostate creando la pasta Gianduia che verrà poi prodotta sotto forma di gianduiotti incartati individualmente.
Un dolce al cioccolato
Daniel Peter, un fabbricante di candele svizzero si unì al suocero nella produzione del cioccolato. Nel 1867 iniziarono a includere il latte tra gli ingredienti e presentarono sul mercato il cioccolato al latte nel 1875. Per rimuovere l'acqua contenuta nel latte, consentendone una più lunga conservazione, fu assistito da un vicino, un fabbricante di alimenti per l'infanzia di nome Henri Nestlé.
Rudolph Lindt infine inventò il processo chiamato concaggio (conching), che consiste nel mantenere a lungo rimescolato il cioccolato fuso per assicurarsi che la miscelazione sia omogenea.
Il cacao è stato anche motivo di una continua lotta finanziaria tra i grandi esportatori (Africa e Brasile) ed i mercati d'acquisto (Europa e USA).
L'iniziale artificioso rialzo dei prezzi provocò una forma di boicottaggio commerciale, soppresso dalle necessità della seconda guerra mondiale. Terminata la guerra, vi fu una diminuzione del prodotto, determinato da malattie e dall'invecchiamento delle piantagioni, sintomo di una non oculata gestione delle stesse.
Il valore commerciale della produzione americana (soprattutto Messico e Guatemala) è superiore a quello della produzione africana o di altri paesi. In Italia, la regione di Torino produce il 40% della produzione italiana per un volume di 85000 tonnellate annuali.
Nel 1946 Pietro Ferrero inventò una crema di cioccolato e nocciole con l'intenzione di venderne qualche chilo ai pasticcieri di Alba: il prodotto ebbe un successo superiore a ogni aspettativa e qualche anno dopo, nel 1964, nacque la Nutella, che divenne popolare in tutto il mondo.

Cecina


Ricetta vegetariana, vegana e gluten free perfetta anche per i celiaci! Famosa a Livorno e Genova con nomi diversi... la torta di ceci è facile da preparare e richiede solo 3 ingredienti:
farina di ceci - acqua - olio ...e sale ovviamente!
In Toscana viene prodotta una apprezzata variante denominata cecìna che a Carrara viene chiamata calda calda e nel Livornese viene detta torta di ceci.
A Ferrara venne introdotta (da un pisano, pare) alcuni decenni fa è oggi uno dei piatti più popolari della ristorazione al taglio.

NOTA
Ha radici assai antiche: diverse ricette latine e greche riportano sformati di purea di legumi, cotti in forno. Nel Medioevo il piatto si diffonde a partire dalla zona di Genova.
Una leggenda[1] racconta che sia nato per casualità nel 1284, quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria. Le galee genovesi, cariche di vogatori prigionieri si trovarono coinvolte in una tempesta. Nel trambusto alcuni barilotti d'olio e dei sacchi di ceci si rovesciarono, inzuppandosi di acqua salata. Poiché le provviste erano quelle che erano e non c'era molto da scegliere, si recuperò il possibile e ai marinai vennero date scodelle di una purea informe di ceci e olio.
Nel tentativo di rendere meno peggio la cosa, alcune scodelle vennero lasciate al sole, che asciugò il composto in una specie di frittella.
Rientrati a terra i genovesi pensarono di migliorare la scoperta improvvisata, cuocendo la purea in forno. Il risultato piacque e, per scherno agli sconfitti, venne chiamato l'oro di Pisa.

Spaghetti alla Carbonara veg


Un'altra facile e gustosa ricetta di spaghetti ed è ovviamente vegetariana! E' una versione veloce (perchè si usa il tofu affumicato già pronto anzichè il seitan fatto in casa) della carbonara vegetariana e vegan!
Le erbe aromatiche utilizzate all’inizio del video sono salvia e rosmarino.
La cremina gialla che si vede a metà è una besciamella leggera colorata con un po di curcuma!
Le dosi le ho fatte a occhio quindi le scrivo - a gran richiesta- a posteriori:
-1 confezione di tofu affumicato (io uso quello della taifun di solito) o in alternativa 200g di seitan a quadratini;
-1 rametto di rosmarino e 5/6 foglie di salvia;
-olio extra vergine di oliva;
-fate rosolare le erbette e il tofu (o seitan se avete deciso per questa opzione) finché non sarà ben dorato e croccante;
-fate una besciamella leggera con 250g di latte (va bene anche di soia o di riso) e un cucchiaio di farina; aggiungete un pizzico di curcuma per colorare; potete sostituire questa cremina con un po’ di panna;
-mettete a bollire l’acqua e cuocete gli spaghetti;
-una volta cotti saltateli in padella con il rosmarino, il tofu e tutto il resto;
-togliete dal fuoco e aggiungete la besciamella, il pepe appena macinato e il grana.
Spero di esservi stata utile!
Radha

NOTA
Il tofu è un alimento ricco di proteine, pari ai formaggi più comuni. Questa che segue è la sua composizone per 100 grammi di prodotto edibile.

* Calorie 93,5 kcal
* Acqua 79,3
* Proteine 9,3
* Lipidi 5,1
* Glucidi 2,6
* Calcio 134 mg.
* Fosforo 105 mg
* Ferro 3,9 mg.
* Vitamina B1 0,02 mg.
* Vitamina B2 0,02 mg.
* Vitamina B3 0,37 mg.
* Sodio 6 mg.

LA CURCUMA
Le radici polverizzate giallo-ocra della curcuma sono l'ingrediente principale del curry. Possiede proprietà coleretiche, colagoghe, è un epatoprotettore, stimolante delle vie biliari, antiossidante, fluidificante del sangue. Effettua una buona azione antinfiammatoria sul tubo digerente oltre a svolgere la funzione di antispasmodico dei muscoli dell'apparato gastrointestinale.

POST SCRIPTUM
Con questa ricetta è successo qsa di particolare! :)
YouTube me l’ha pubblicata in prima pagina fra i video in primo piano (come era già successo con le pizzette di patate e con la pizza radicchio e provola) e i non-vegetariani hanno innescato una guerra pazzesca sentendosi offesi per il titolo che ho dato alla ricetta!
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Crostatine short [crust] pastry



Una base di frolla SENZA UOVA!
Per la versione vegan si può sostituire il burro con la margarina vegetale e il latte con latte di riso o di soia.

Ci si possono fare biscottini, crostate, e qualsiasi dolcetto a base di frolla vi venga in mente...

La pasta frolla è una delle preparazioni di base della pasticceria, utilizzata soprattutto per preparare crostate e biscotti.
Gli ingredienti di base della pasta frolla sono la farina, il burro e lo zucchero miscelati tra di loro in proporzione variabile a seconda del risultato che si desidera ottenere.

Molti ancora credono che le uova siano indispensabili..
...ma si sbagliano come potete vedere in questo video!

Cornettini salati di sfoglia


Una ricetta velocissima e d'effetto...

Queste sfogline salate sono ideali sia come antipasti sia come piatto di mezzo!

Bastano due wurstel vegetali e un rotolo di pasta sfoglia!
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Pizza al radicchio e provola affumicata


Un'idea alternativa alla classica pizza!
Nel video tutte le istruzioni necessarie alla realizzazione.

il Radicchio Rosso di Treviso Tardivo, è lo “spadone”, quello più comunemente associato alla produzione tipica trevigiana, e utilizzato nel mio video.

Presenta un cespo allungato e delle foglie serrate e avvolgenti di un bel colore rosso vinoso con costola dorsale grossa senza nervature secondarie evidenti; alla rottura è croccante e di sapore leggermente amarognolo.

Lo si può gustare crudo in insalata, con condimenti diversi, e soprattutto cotto: fritto, ai ferri, stufato, nei risotti... e come vedrete nella mia video-ricetta anche sulla pizza!

Vellutata di finocchi


Una crema di finocchi, verdura invernale dalle tante qualità.
Per renderla cremosa ho usato farina di riso, così è adatta anche per i celiachi!
Il finocchio è una pianta mediterranea, nota fin dall'antichità principalmente per i suoi semi e l'aroma, più che per la sua "consistenza". Il suo sapore, simile a quello dell'anice, veniva utilizzato per insaporire cibi o addirittura per coprirne i difetti. Da questo deriva il verbo Infinocchiare; pensate, che i venditori di vino offrivano del finocchio ai loro clienti che sembra renda sempre accettabile il sapore del vino anche se scadente.
Varietà:
ce ne sono due specie:
quello dolce, di cui si mangia la grossa guaina a grumolo bianco, che si sviluppa alla base;
quello suddetto amaro o selvatico di cui si utilizzano soprattutto i germigli o le foglioline aromatizzanti.
Per finocchio tuttavia, gli orticoltori, intendono la varietà per la quale, mediante selezione, è stato favorito lo sviluppo della guaina.
Quando li acquistate:
controllate le guaine che devono essere carnose, sode e compatte; la parte costituita dalle foglioline deve apparire fresca.

Una curiosità:
i venditori usano distinguere i finocchi in maschi e femmine: non c'è nulla di scientifico in questo, fanno semplicemente riferimento alla forma che, nel caso del maschio è tondeggiante, nella femmina più allungata.

Conservazione:
eliminando le costole verdi più grosse e mettendolo in sacchetti a cui praticherete dei piccoli fori, si può conservare al fresco per una decina di giorni, senza che perda sapore. Potete anche surgelarlo, dopo averlo ridotto a spicchi e sbollentato, lasciandolo coperto con l'acqua di cottura.

Proprietà:
il finocchio è uno degli ortaggi meno calorici essendo sprovvisto del tutto di lipidi e amido; è ricco di acqua e contiene oli essenziali che lo rendono molto diuretico e digestivo. Inoltre stimola l'appetito.

Un consiglio alle donne che allattano:
è particolarmente indicato perché aiuta la produzione del latte, donandogli oltretutto un sapore piacevole e dolce.
Come trattarlo:
eliminate la base dell'ortaggio, poi le guaine nel punto in cui diventano tubolari. Per pulirlo meglio ed anche per la cottura o la preparazione di insalate, tagliare il finocchio a spicchi. Una volta lavato, se dovete cuocerlo, fatelo in acqua e succo di limone così eviterete di farlo annerire.

Pan di Spagna - Rotolo alla nutella


Ingredienti e dosi sono tutte ben visibili nel filmato... quindi non mi resta che augurarvi: BUONA VISIONE!
:)
Radha

Tutto il mondo chiama questa pasta col nome di Génoise, solo noi italiani la chiamiamo Pan di Spagna e questo è un vero mistero.
La storia in realtà è lunga ed intrigante ed a ben vedere ha a che fare con tutti e due i nomi, mettetevi comodi che ve la racconto...
Più o meno a metà del Settecento la Repubblica di Genova, probabilmente avendo relazioni commerciali via mare con altri stati tra cui, com’è noto Spagna e Portogallo, inviò un suo ambasciatore alla corte di Madrid, dal Re Ferdinando IV detto il Savio. L’ambasciatore in questione, accreditato presso quella corte era niente popò di meno che il marchese Domenico Pallavicini, rampollo di una facoltosa Famiglia, il quale rimase a Madrid dal 1747 al 1749, per esser sostituito, in seguito, da un altro Pallavicini, tal Alessandro, per i successivi quattro anni. Ovviamente erano nomine di alto prestigio, sia per le persone che le andavano a ricoprire che per le loro famiglie, e la famiglia Pallavicini era una delle più autorevoli della città.

Era il periodo dell’Illuminismo, un’epoca d’oro per le riforme che si andavano attuando in tutti gli aspetti della vita politica delle nazioni europee, e si è ritenuto che le nomine consecutive dei due Pallavicini, che di tanto prestigio godevano presso re Ferdinando IV, non erano esenti dal desiderio di maggiori e più intensi traffici ed accordi commerciali, sopratutto economici, tendenti ad acquisire un maggior prestigio politico anche in patria. Domenico Pallavicini, alla sua partenza, oltre ai vari consiglieri diplomatici, portò con sé il personale della sua casa, ovvero erano presenti un maggiordomo, i cuochi, i portantini, tutti rigorosamente genovesi e ad ognuno era stato dato l’incarico di dare lustro ed innalzare l’immagine dello stesso ambasciatore e conseguentemente anche della Repubblica di Genova, che lì rappresentava.
Tra gli uomini al seguito del Pallavicini, c’era un giovane pasticcere, originario dei dintorni di Genova, Giovanni Battista Cabona, già da anni al servizio della famiglia dell’ambasciatore. Come gli altri del personale, era assai preparato nel suo lavoro, un vero professionista, e perciò godeva di piena fiducia da parte del Pallavicini. Il Cabona nel corso degli anni della sua trasferta spagnola mise a disposizione le buone competenze nell’arte pasticcera acquisite a Genova, integrandole col panorama gastronomico con cui aveva a che fare in loco. In occasione di un ricevimento, il Pallavicini gli commissionò un dolce che non fosse uno dei soliti.
Con la semplice manipolazione degli ingredienti, il nostro pasticcere, partendo dal classico biscotto di Savoia, creò una pasta battuta, di estrema leggerezza, a cui, in onore al Paese ospitante, diede il nome di Pan di Spagna.
Ma a palazzo, al cospetto del Re Ferdinando, una volta assaggiato il dolce, tanto fu lo stupore e l’entusiasmo, che si ritenne doveroso battezzare tale meraviglia di leggerezza col nome di Génoise, nome che rimarrà per sempre nel cuore degli Spagnoli e col quale il dolce venne divulgato in tutto il mondo.

La fama fu rapidissima tanto che già nel 1855 nel severo programma di esami per maestri pasticceri, della scuola di Berlino, tra le materie da dimostrare agli esaminatori, due sono le prove obbligatorie: la battuta al cioccolato e mandorla per la torta Sacher e quella della Génoise.

Spezzatino di patate e seitan



NGREDIENTI:
4 patate medie
3 hg di seitan a bocconicini
2 cucchiai di farina 00 o di mais
salvia
rosmarino
sale
pepe
Facoltativo per insaporire:
-curry oppure
-misto di erbette aromatiche come erba cipollina, timo, etc.

Per istruzioni sulla preparazione credo sia sufficiente il video, se così non fosse scrivetemi!

Come si fa il seitan?


Ricetta del Seitan fatto in casa con farina di glutine.
Di seguito alcune interessanti informazioni sul seitan.
Il seitan è un alimento altamente proteico ricavato dal glutine del grano tenero o da altri cereali come farro o Kamut.Il Seitan è un alimento d’origine vegetale molto usato nella cucina vegetariana in alternativa alla carne per realizzare piatti nutrienti e gustosi. Un ingrediente versatile dall’elevato contenuto proteico ottenuto dalla lavorazione della farina di grano, che si integra bene nell’alimentazione soprattutto vegetariana, totalmente privo di colesterolo e di grassi e adatto a tutte le diete. Spesso sentiamo parlare di Seitan e di glutine, e forse è meglio spendere qualche parola in più per fare chiarezza. Come altre farine di cereali anche la farina di grano tenero o frumento contiene due componenti fondamentali, l’amido e il glutine, che è la parte proteica del grano, in percentuale circa del 15%. Il procedimento di separazione dell’amido dal glutine impastando la farina con acqua e lavando poi l’impasto in acqua corrente permette di estrarre il glutine dalla farina, ottenendo una specie di gomma giallina ed elastica quasi inutilizzabile allo stadio iniziale. Con la successiva bollitura in acqua insieme alla salsa di soia (tamari o shoyu), il sale marino, le alghe e altri aromi, si ottiene il Seitan vero e proprio, pronto per essere cucinato in molti modi.
Dopo il drammatico effetto mucca pazza e l’incubo dell’influenza aviaria la scelta vegetariana è diventata più attuale e necessaria che mai, e fra la gente si sta diffondendo una maggiore consapevolezza riguardo al cibo e le implicazioni delle proprie scelte alimentari. Molte persone hanno deciso così di smettere di mangiare la carne e diventare vegetariane, e in questo contesto l’uso del Seitan come valido sostituto proteico della carne si è diffuso molto rapidamente. E con l’aumento accelerato della popolazione vegetariana mondiale lo sarà ancora di più in futuro, rappresentando una valida fonte di proteine al 100% vegetali che ci permette di nutrirci con gusto senza uccidere gli animali.
Come la carne anche il Seitan assorbe bene i sapori dei vari ingredienti con cui viene preparato, e le sue particolari caratteristiche di aspetto, consistenza e sapore lo rendono facilmente utilizzabile in piatti in cui di solito viene usata la carne. Anche se con il Seitan non si tratta d’introdurre una finta carne in cucina, ma un nuovo alimento proteico di cui è opportuno comprendere a fondo le caratteristiche e la versatilità, insieme alle sue proprietà alimentari.
“Kofu, glutine di grano”. Così era chiamato il Seitan nell’antica tradizione culinaria giapponese, introdotto in quel paese dalla Cina da alcuni monaci buddisti e divenuto molto popolare nei templi zen, molto usato poi nella cucina vegetariana e macrobiotica. Nel suo libro “The art of just cooking” Lima Ohsawa dice “il kofu è una valida fonte di proteine che può essere mangiata in qualsiasi stagione. E’ delizioso nelle minestre, negli stufati e mescolato alle verdure saltate. Le fettine di kofu somigliano alla carne, ne hanno la consistenza e anche il gusto.” Seitan, glutine di grano, kofu, tanti nomi diversi per lo stesso alimento, antico e moderno al tempo stesso, già conosciuto in passato e anche oggi apprezzato da molti. Una valida fonte di proteine vegetali che può diventare la base di tanti piatti golosi da portare sulla nostra tavola. Un vero caposaldo della cucina vegetariana che permette di variare creativamente i menù giornalieri e realizzare una grande varietà di appetitose Ormai il Seitan si trova già pronto e confezionato sottovuoto anche nei supermercati, oltre che nelle erboristerie e nei negozi d’alimentazione naturale. Ma può essere preparato anche in casa con un semplice procedimento manuale partendo dall’ingrediente di base, la farina di grano. Procedimento abbastanza lungo, che oltre a un notevole risparmio economico offre però la soddisfazione del fai da te. La preparazione del Seitan fatto in casa è semplice, richiede solo tempo e pazienza, e consiste in 3 fasi, la preparazione dell’impasto, il suo lavaggio e la successiva bollitura. Ecco la ricetta base per il Seitan fatto a mano. Si comincia mettendo sul fuoco una pentola abbastanza grande piena per ¾ di acqua, insieme a odori a piacere (sedano, carota, prezzemolo, basilico, qualche pomodorino..), 2 cucchiai rasi di sale marino, 10 cucchiai di tamari o shoyu (salsa di soia), e 3 o 4 grossi pezzi di alga kombu, portando tutto a ebollizione. Mettete poi 1 kg di farina bianca (meglio biologica) in una ciotola, aggiungete qualche pizzico di sale, e impastate con acqua lavorandola bene come per fare il pane, ma senza lievito. Lasciate riposare un po’ l’impasto coperto da un panno. In un colino fine lavate poi l’impasto in acqua corrente, avendo l’accortezza di mettere il colino dentro un una ciotola per far sì che i pezzetti dell’impasto che si sfaldano durante il lavaggio non si disperdano. Il lavaggio in acqua permette la separazione del glutine dall’amido che andrà via con l’acqua, e quando l’acqua non sarà più bianca ma trasparente il glutine si compatterà da solo.
A questo punto il glutine è pronto, una sostanza gommosa che metterete nella pentola dove l’acqua sta bollendo con gli aromi, il tamari ecc, lasciando poi bollire il tutto per 30-40 minuti o anche un’ora a fuoco abbastanza vivo, girando ogni tanto con un mestolo per non far attaccare sul fondo. Quello che alla fine tirerete fuori dalla pentola avrà l’aspetto d’un polpettone marroncino chiaro, un po’ spugnoso e di forma più o meno regolare, e sarà Seitan a tutti gli effetti, pronto per essere affettato, tritato, tagliato a cubetti ecc., per preparare tante gustose ricette.

NOTA
Seitan fatto in casa, utilizzabile in centinaia di ricette diverse.
La lunga fase di lavaggio può essere saltata (e nella ricetta del video io l’ho fatto!) utilizzando direttamente per l’impasto la farina di glutine che si trova in commercio, che andrà mescolata con una percentuale minima di farina bianca (io nel video l’ho fatto di puro glutine senza aggiungere farina bianca), o usando anche il Seitan-mix (non facile da trovare in Italia però), una miscela già pronta di farina di glutine e farina bianca, accorciando così di molto la preparazione del Seitan fatto in casa. L’uso della farina di glutine o del Seitan-mix permette anche di aggiungere aromi e spezie all’impasto, ottenendo un Seitan già insaporito secondo il proprio gusto.
Come vedrete io il mix l’ho fatto da sola aggiungendo salvia e rosmarino... e gli odori per il brodo.

Croccante o torrone


Zucchero integrale
(io ho usato quello biologico, equo-solidale della coop e per questa ricetta mi pare perfetto!

Nocciole
ma potete usare quello che vi piace di più: mandorle, pinoli, sesamo, anche popcorn: io l’ho provato ed è squisito perchè è sia croccante che soffice!!

Pizzette ekadasi (gluten free)



Impastare
100g di fiocchi di patate
300 ml di acqua tiepida
2 cucchiai di fecola di patate
5 cucchiai di farina di g.saraceno

Aggiustare di sale e formare delle palline da schiacciare per fare le basi delle pizzette.

Poi seguite il video a lato!

PS: come per gli gnocchi, essendo lo stesso impasto, manca la parte dell’impasto nel video perchè ho dimenticato di premere REC!

NOTA
Anche questa ricetta, avendo la stessa base di impasto degli gnocchi, è adatta ai celiaci!
La ricetta super cliccata su youtube...

Gnocchi ekadasi (gluten free)


INGREDIENTI:
100 gdi fiocchi di patate
300 ml di acqua tiepida
2 cucchiai di fecola di patate
5 cucchiai di farina di grano saraceno

Impastare tutti gli ingredienti e aggiustare di sale;
formare dei cilindri di 1 cm di diametro;
tagliare a tocchetti di 1,5 cm l'uno e dargli la forma dello gnocco.

Poi dovete solo seguire il video qua a lato!
Buon divertimento!

PS: la fase dell’impasto non è nel video perché ho dimenticato di premere REC!
:)

NOTA
Questa ricetta è adatta ai celiaci poiché non utilizza farina di grano ma farina di grano saraceno che in realtà non è un cereale ma è della famiglia del rabarbaro e quindi senza glutine.

Cannoli alla Crema



INGREDIENTI:
1 rotolo di pasta sfoglia fresca
crema pasticciera
Zucchero a velo

PREPARAZIONE:
Taglia la sfoglia a strisce larghe 2 cm; arrotola una striscia per volta intorno ai cilindri appositi e cuoci per 10/15 minuti a 180°.
Una volta cotti, falli raffreddare e riempili con la crema pasticciera.

Zuppa di lenticchie allo zenzero


INGREDIENTI:
200g di lenticchie lessate
1 cucchiaio di olio di oliva
150g di zenzero tagliato a piccoli dadini
1 cucchiaino di coriandolo in polvere)
1 cucchiaino di semi di cardamomo sgusciati
1 carota tagliata a dadini
400g di pomodori pelati
1 cucchiaio di salsa di soya
1 cucchiaio di succo di limone
Sale
Pepe

PREPARAZIONE:
Soffriggi in una casseruola lo zenzero, la carota e le spezie nell’olio.
Mescola con un cucchiaio di legno e quando le carote saranno arrostite aggiungi pomodori e lenticchie già bollite separatamente.
Aggiungi il brodo (va bene anche quello di cottura delle lenticchie) e prosegui la cottura per mezz’ora.
Aggiungi limone, sale e pepe. Servire calda.

NOTA
Il libro della Genesi ci racconta che quando Esaù nacque, prima di suo fratello gemello Giacobbe, era rossiccio e peloso (cfr. Genesi 25,25).
Crescendo Esaù si mostrò abile nella caccia e uomo della steppa, e per questo prediletto dal padre (cfr. Genesi 25,27-28).
Una volta, rientrato affamato dalla campagna, vide Giacobbe che aveva cotto un piatto di lenticchie. Quando gli chiese da mangiare poiché era sfinito, Giacobbe chiese in cambio la primogenitura, e Esaù accettò (cfr. Genesi 25,29-34).

Pizza croccante di patate



Questa è una ricetta della mia mamma.
E’ deliziosa e sfiziosa!
PS: è anche gluten free.

INGREDIENTI:
4 patate medie
1 mozzarella fresca
olio extra vergine di oliva
sale
origano (facoltativo)

PREPARAZIONE:
Affetta le patate molto sottilmente.
Ungi una teglia antiaderente e inizia a disporre le patate a fette, facendole sormontare leggermente.
Una volta finito lo strato di patate, fanne uno di mozzarella.
Adesso sala e ricomincia a coprire con le fette di patate facendole sormontare come per il primo strato. (vedi foto)
Condisci con un filo d’olio, un po’ di sale e se vuoi origano. Informa e cuoci a 210°C finché non sarà dorata e croccante.
Circa 40 minuti.

NOTA
Le patate sono fonte di importanti vitamine e minerali. Una patata di medie dimensioni (150 g), consumata con la buccia, fornisce 27 mg di vitamina C (45% della dose giornaliera raccomandata), 620 mg di potassio (18% della dose giornaliera raccomandata), 0,2 mg di vitamina B5 (10% della dose giornaliera raccomandata), oltre a tracce di tiamina, riboflavina, folati, niacina, magnesio, fosforo, ferro e zinco. Inoltre il contenuto di fibre di una patata con buccia (2 g) è pari al contenuto di fibre del pane integrale, della pasta e dei cereali. Oltre alle vitamine, ai minerali ed alle fibre, le patate contengono svariati composti fitochimici, quali i carotenoidi ed i polifenoli.

La mia torta alla ricotta



INGREDIENTI PER IMPASTO:
300g di farina tipo 00
100g di burro
100g di zucchero
1/2 bicchiere di latte o acqua
1 bustina di lievito per dolci

INGREDIENTI PER RIPIENO:
una ricotta
100g zucchero
50g mandorle tritate

PREPARAZIONE
Unite tutti gli ingredienti necessari all’impasto e lavorateli bene fino ad ottenere una pasta frolla omogenea.
Dividete l’impasto in due parti; con una parte formate un disco di 20cm di diametro circa e mettetelo nella teglia antiaderente o rivestita di carta da forno.
Unite gli ingredienti per il ripieno e ricoprite il disco di impasto che avete messo nella teglia.
Con il restante impasto avete due possibilità:
1- stendete un altro disco e ricoprite il dolce
2- passate l’impasto nello schiaccia patate o nella gratugia per ottenere una copertura irregolare e croccante.
Infornate e lasciate cuocere 20’ a 180°C o finchè non sarà ben dorato.
Se volete prima di servire (dopo averlo fatto raffreddare) potete spolverare con lo zucchero a velo.

NOTA
La ricotta, pur essendo un prodotto caseario, non si può definire formaggio ma va classificato semplicemente come latticino: non viene ottenuta infatti attraverso la coagulazione della caseina del latte, ma attraverso quella delle proteine del siero di latte, cioè della parte liquida del latte che si separa dalla cagliata durante la caseificazione.

La mia torta di mele



INGREDIENTI:
3 mele a dadini
1 mela a fette
12 cucchiai di farina
1 bustina di lievito
10 cucchiai di zucchero
1 vasetto di yogurt
6 cucchiai di latte

PREPARAZIONE:
Sciogliere nel latte il lievito ed unirlo alla farina, allo zucchero e allo yogurt.
Aggiungere le mele a dadini e mettere il composto in una teglia antiaderente (o rivestita con la carta da forno).
Prima di infornare disporre le fette della mela in cerchio (a scopo decorativo) e spolverare con un po' di zucchero di canna per far venire la crosticina croccante.
Cuocere venti minuti circa in forno ben caldo.
Quando il dolce si è intiepidito se volete potete spolverare con dello zucchero a velo.

NOTA
La mela è un frutto originario dei paesi dell'Asia centrale e occidentale. Noto fin dall'antichità, è ricordata anche nella Bibbia.
Gli antichi egiziani e i romani la apprezzavano molto, furono proprio i romani a introdurre le mele in Gran Bretagna.

Salame al cioccolato




Ingredienti
400 g biscotti secchi
100g di nocciole
100 g burro morbido
100 g zucchero
100 g cacao
4 cucchiai di yogurt magro
1 cucchiaino di essenza di ruhm

Procedimento
Montare il burro con lo zucchero, aggiungere il cacao e lo yogurt, l'essenza di ruhm, le nocciole e i biscotti sbriciolati.
Se l’impasto fosse troppo duro aggiungere un po’ di latte.
Dare all’impasto la forma di un tronchetto, avvolgerlo nella carta stagnola e mettere in frigorifero per qualche ora.
Tagliare a fette e spolverizzare a piacere di zucchero a velo.

Ricetta utile per utilizzare i biscotti rotti che restano in fondo alla busta...

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