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domenica 22 novembre 2009

Ricette: l'India a tavola


Ho trovato su web (alfemminile.com) un articolo su quanto l'India influenzi noi occidentali: cinema, arredamento ma anche in cucina. Fra le varie ricette proposte ho scelto questa, che non ho ancora provatoma lo farò quanto prima (anche se il cocco non è uno dei miei ingredienti preferiti)...

Budino alla rosa
Preparazione: 15 minuti
Cottura: 10 minuti
Riposo: 2 ore
Ingredienti (per 4 persone)
10 g d'agar-agar
50 cl di latte intero
1/2 bastoncino di vaniglia
25 cl di latte concentrato zuccherato
3 cucchiai di zucchero
Alcune gocce d'acqua di rosa
Alcune gocce di colorante rosa (facoltativo)
4 cucchiai di cocco tritato
10 noci d'acagiù tritate (che io ho sempre conosciuto con il nome di anacardi)

Preparazione
Fai ammorbidire l'agar-agar nell'acqua fredda. Fai bollire il latte con il bastoncino di vaniglia tagliato a metà nel senso della lunghezza. Lascia riposare per 15 minuti.
Aggiungi il latte concentrato e 1 cucchiaio di zucchero nel latte freddo. Scalda per 4 minuti senza far bollire. Togli il bastoncino di vaniglia.
Fuori dal fuoco aggiungi l'agar-agar, l'acqua di rosa e il colorante. Mescola. Versa in uno stampo quadrato o in 4 stampini, lascia raffreddare e poi lascia riposare 2 ore in frigo.
Fai tostare la noce di cocco, le noci d'acagiù (anacardi) e lo zucchero in padella, senza liquido. Lascia caramellare. Spolvera sui budini sformati al momento di servirli.

venerdì 20 novembre 2009

Ricette: Torta Sbrisolona


Oggi la mia splendida nonnina compie 90 anni e quindi farò il suo dolce preferito:
la Torta Sbrisolona, il dolce tipico di Mantova.


Ingredienti per una torta di 30 cm di diametro
200 gr. di farina bianca
200 gr. di fioretto (farina di mais macinata molto fine)
200 gr. di burro
200 gr. di zucchero
200 gr. di mandorle
la scorza grattugiata di un limone biologico non trattato
1 cucchiaio di semi di anice

Preparazione
Tritare 130g di mandorle e lasciarne intere 70g.
Fare ammorbidire il burro a temperatura ambiente.
Sistemare tutti gli ingredienti in una ciottola e impastare finché si ottiene un composto amalgamato anche se non omogeneo ma "sbriciolato".
Una volta finito, mettere l'impasto in una teglia di circa 30 cm di diametro. La torta deve essere alta circa due centimetri.
Smuovere la tortiera per livellare la torta e premere leggermente con le mani per compattare il composto. Non schiacciare troppo però altrimenti risulterà dura.
Infornare a 180° per 60 minuti circa.
A cottura ultimata la sbrisolona è ancora morbida: diventera croccante solo da fredda. Mi raccomando di non togliere dalla teglia fino a quando si sarà raffreddata altrimenti si rompe.

AUGURI NONNA!

Glitter Graphics



venerdì 13 novembre 2009

Castagnaccio



Dal video si dovrebbero capire sia il procedimento che le dosi...

per qualsiasi domanda, chiedete pure!

:) Buon appetito!

l castagnaccio è un piatto "povero" nel vero senso della parola, diffusissimo un tempo nelle zone appenniniche dove le castagne erano alla base dell'alimentazione delle popolazioni contadine. Dopo un periodo di oblio, iniziato nel secondo dopoguerra e dovuto al crescente benessere, è stato riscoperta e oggi è protagonista, nel periodo autunnale, di numerose sagre e feste.
Secondo quanto si legge nel "Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia e di altri luoghi", di Ortensio Landi (Venetia, 1553), l'inventore del castagnaccio pare sia stato un lucchese tale "Pilade da Lucca", che fu "il primo che facesse castagnazzi e di questo ne riportò loda".

Torta di Compleanno


Torta di compleanno senza uova...con tanto cioccolato fatta per due delle mie tre cognatine!!!
:)
Tutorial: a voi la ricetta passo per passo...

La pianta Theobroma Cacao (nome scientifico del cacao) fu classificata da Linneo, considerando il nome che aveva e l'uso che se ne faceva presso le civiltà che la utilizzavano all'epoca: cacao cibo degli dei.

Di seguito la storia, sperando che sia di vostro interesse.
La pianta del cacao ha origini antichissime e, secondo precise ricerche botaniche si presume che fosse presente più di 6000 anni fa nel Rio delle Amazzoni e nell'Orinoco. I primi agricoltori che iniziarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya solo intorno al 1000 a.C.
Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l'inizio della storia del cacao, e insieme ad esso del cioccolato. La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya: Hunahpu. Un'altra leggenda, questa volta azteca, dice che in tempi remoti una principessa fu lasciata, dal suo sposo partito in guerra, a guardia di un immenso tesoro; quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio di tale tesoro e fu per questo uccisa; dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come la sofferenza, ma allo stesso tempo forti ed eccitanti come le virtù di quella.
Tornando alla storia, successivamente ai Maya anche gli aztechi iniziarono la coltura del cacao, e in seguito la produzione di cioccolata; associavano il cioccolato a Xochiquetzal, la dea della fertilità.
Con valore mistico e religioso, il cacao veniva consumato dall'élite durante le cerimonie importanti, offerto insieme all'incenso come sacrificio alle divinità e a volte mischiato al sangue degli stessi sacerdoti. A conferma di ciò, sono stati trovati diversi esempi di raffigurazione della pianta del cacao su alcuni vasi e codici miniati Maya. Oltre ad un impiego liturgico e cerimoniale, nelle Americhe il cioccolato veniva consumato come bevanda, chiamata xocoatl, spesso aromatizzata con vaniglia, peperoncino e pepe. Tale bevanda era ottenuta a caldo o a freddo con l'aggiunta di acqua e eventuali altri componenti addensanti o nutrienti, quali farine e minerali. Altri modi di preparazione combinavano il cioccolato con la farina di mais ed il miele.
La sua caratteristica principale era la schiuma, che veniva anticamente ottenuta mediante travasi ripetuti dall'alto da un recipiente ad un altro. Con la Conquista spagnola, si impone l'uso del molinillo, che ruotato velocemente avanti e indietro tra le mani consentiva di ottenere in tempi più brevi la densa schiuma tanto amata dai consumatori della bevanda.
Non si può non notare, per inciso, la singolare coincidenza del procedimento di preparazione della bevanda di cacao e acqua per travaso, con l'uso africano di preparare il tè (tre cicli successivi di preparazione, ciascuno dei quali si ottiene per bollitura delle foglie di tè, travasi ripetuti dall'alto fino al montare della schiuma -peraltro ovviamente meno consistente di quella del cacao- e consumo).
Il xocoatl aveva l'effetto di alleviare la sensazione di fatica, effetto probabilmente dovuto alla teobromina in esso contenuta. Esso era un articolo di lusso in tutta l'America centrale pre-colombiana; i semi di cacao erano usati come moneta di scambio, di conto e anche come unità di misura: nel tesoro dell'imperatore Motecuhzoma (più noto con il nome storpiato di Montezuma) se ne poterono trovare quasi un miliardo.
Si dice che quello del xocoatl fosse un gusto squisito. José de Acosta, un missionario gesuita spagnolo che visse in Perù e poi in Messico nel tardo XVI secolo scrisse:
Disgustoso per coloro che non lo conoscono, con una schiuma o pellicola in superficie che è molto sgradevole al gusto. Tuttavia è una bevanda molto apprezzata dagli indiani, che la usano per onorare i nobili che attraversano il loro paese. Gli spagnoli, sia uomini che donne, che si sono abituati al paese sono molto golosi di questo Chocolaté. Dicono di prepararne diversi tipi, caldi, freddi, tiepidi, e di aggiungervi molto chili; ne fanno inoltre una pasta che dicono essere buona per lo stomaco e contro il catarro.
Solo nel 1502 avvenne il contatto del cacao con la civiltà europea: Cristoforo Colombo durante il suo quarto e ultimo viaggio in America sbarca in Honduras dove ha l'occasione di assaggiare una bevanda a base di cacao; al ritorno, portò con sé alcuni semi di cacao da mostrare a Ferdinando ed Isabella di Spagna, ma non diede alcuna importanza alla scoperta, probabilmente non particolarmente colpito dal gusto amaro della bevanda. Solo con Hernando de Soto (Hernàn Cortéz) si ha l'introduzione del cacao in Europa in maniera più diffusa, era il 1519. Egli arriva nel Nuovo Mondo proveniente dalla Spagna e la popolazione locale lo scambia per il Dio Quetzalcoàtl, che secondo la leggenda sarebbe dovuto tornare proprio in quell'anno. L'imperatore Montezuma, allora, lo accoglie a braccia aperte e gli offre un'intera piantagione di cacao coi relativi proventi.
Il primo carico documentato di cioccolato verso l'Europa a scopo commerciale viaggiò su una nave da Veracruz a Siviglia nel 1585 (a Siviglia aveva sede il Reale Consiglio delle Indie, attraverso cui la corona spagnola controllava tutti i traffici commerciali, l'amministrazione, gli aspetti militari e religiosi delle proprie colonie d'oltre oceano. Tutti movimenti materiali avvenivano attraverso il porto di Cadice).
Il cioccolato veniva sempre servito come bevanda, ma gli europei, e in particolar modo gli ordini monastici spagnoli, depositari di una lunga tradizione di miscele e infusi, ci aggiunsero la vaniglia e lo zucchero per correggerne la naturale amarezza e tolsero il pepe e il peperoncino. Per tutto il '500 il cioccolato rimane un'esclusiva della Spagna, che ne incrementa le coltivazioni.
Solo nel '600, attraverso la Toscana, il cacao arriva in Italia per merito del commerciante di Firenze Antonio Carletti, e nel 1615 nel resto d'Europa. Le tracce dell'antico legame fra Firenze e la cioccolata si ritrovano in alcuni fondi librari della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Magliabechiano e Palatino), dove si rintracciano numerosi scritti che testimoniano a partire dal 1600 un acceso dibattito sul cioccolatte e sui suoi consumi (Francesco Redi, Lorenzo Magalotti, Francesco D’Antonio Carletti). Sempre a Firenze, dal 1680, si rintracciano numerosi scritti sul tema della cioccolata. Nel 1680 esce “Differenza tra il cibo e ‘l cioccolatte…” (a cura di Gio.Battista Gudenfridi), cui seguono nel 1728: “Parere intorno all’uso della cioccolata” (Gio. Battista Felici), “Lettera in cui si esaminano le ragioni addotte dall’Autore del primo parere intorno all’uso della cioccolata” (Lorenzo Serafini), “Lezione accademica in lode della cioccolata” (Giuseppe Avanzini) e “Altro parere intorno alla natura, ed all’uso della Cioccolata disteso in forma di lettera…” (Francesco Zeti).
Nel XVII secolo divenne un lusso tra i nobili d'Europa e gli Olandesi, abili navigatori, ne strappano agli Spagnoli il controllo mondiale e il predominio commerciale.
Nella Venezia del Settecento nascevano le prime "botteghe del caffè", antesignani dei nostri bar; esse erano, certamente, anche botteghe della cioccolata e facevano a gara per modificare la ricetta esistente inventando nuove versioni. Nel 1760 la Gazzetta Veneta documenta l'ormai enorme diffusione del prodotto. Fino a tutto il XVIII secolo il cioccolato viene considerato la panacea di tutti i mali, e gli si attribuiscono virtù miracolose. Il Brasile, la Martinica e le Filippine aumentano in modo spropositato la coltivazione di cacao; contemporaneamente molte città europee si pregiano della fama per la lavorazione del cioccolato; un esempio fra tutti è Torino, che ha una produzione di ben 350 Kg al giorno, esportato in maggior parte in Austria, Svizzera, Germania e Francia, dove poco alla volta la preparazione di bevande al cioccolato diventa una passione per molti.
Alla fine del XVIII secolo il primo cioccolatino in forma solida, come lo mangiamo oggi, fu inventato a Torino da Doret. Nel 1802 Bozzelli inventò una macchina per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia.
In realtà bisogna aspettare il 1820 perché il sistema fosse messo a punto, e la prima tavoletta di cioccolata fu prodotta in Inghilterra. Nel 1826 Pierre Paul Caffarel inizio' la produzione di cioccolato in grandi quantità grazie ad una nuova macchina capace di produrre oltre 300kg di cioccolato al giorno. Nel 1828 l'olandese Conrad J. van Houten brevettò un metodo per estrarre il grasso dai semi di cacao trasformandoli in cacao in polvere e burro di cacao. Sviluppò inoltre il cosiddetto processo olandese, che consiste nel trattare il cacao con alcali per rimuoverne il gusto amaro. Questi trattamenti resero possibile il produrre il cioccolato in barrette come lo conosciamo oggi. Il primo cioccolato in forma solida in scala più estesa rispetto a quello di Doret sembra essere stato prodotto nel 1847 da Joseph Fry. Nel 1852 a Torino Michele Prochet comincia a miscelare cacao con nocciole tritate e tostate creando la pasta Gianduia che verrà poi prodotta sotto forma di gianduiotti incartati individualmente.
Un dolce al cioccolato
Daniel Peter, un fabbricante di candele svizzero si unì al suocero nella produzione del cioccolato. Nel 1867 iniziarono a includere il latte tra gli ingredienti e presentarono sul mercato il cioccolato al latte nel 1875. Per rimuovere l'acqua contenuta nel latte, consentendone una più lunga conservazione, fu assistito da un vicino, un fabbricante di alimenti per l'infanzia di nome Henri Nestlé.
Rudolph Lindt infine inventò il processo chiamato concaggio (conching), che consiste nel mantenere a lungo rimescolato il cioccolato fuso per assicurarsi che la miscelazione sia omogenea.
Il cacao è stato anche motivo di una continua lotta finanziaria tra i grandi esportatori (Africa e Brasile) ed i mercati d'acquisto (Europa e USA).
L'iniziale artificioso rialzo dei prezzi provocò una forma di boicottaggio commerciale, soppresso dalle necessità della seconda guerra mondiale. Terminata la guerra, vi fu una diminuzione del prodotto, determinato da malattie e dall'invecchiamento delle piantagioni, sintomo di una non oculata gestione delle stesse.
Il valore commerciale della produzione americana (soprattutto Messico e Guatemala) è superiore a quello della produzione africana o di altri paesi. In Italia, la regione di Torino produce il 40% della produzione italiana per un volume di 85000 tonnellate annuali.
Nel 1946 Pietro Ferrero inventò una crema di cioccolato e nocciole con l'intenzione di venderne qualche chilo ai pasticcieri di Alba: il prodotto ebbe un successo superiore a ogni aspettativa e qualche anno dopo, nel 1964, nacque la Nutella, che divenne popolare in tutto il mondo.

Spaghetti alla Carbonara veg


Un'altra facile e gustosa ricetta di spaghetti ed è ovviamente vegetariana! E' una versione veloce (perchè si usa il tofu affumicato già pronto anzichè il seitan fatto in casa) della carbonara vegetariana e vegan!
Le erbe aromatiche utilizzate all’inizio del video sono salvia e rosmarino.
La cremina gialla che si vede a metà è una besciamella leggera colorata con un po di curcuma!
Le dosi le ho fatte a occhio quindi le scrivo - a gran richiesta- a posteriori:
-1 confezione di tofu affumicato (io uso quello della taifun di solito) o in alternativa 200g di seitan a quadratini;
-1 rametto di rosmarino e 5/6 foglie di salvia;
-olio extra vergine di oliva;
-fate rosolare le erbette e il tofu (o seitan se avete deciso per questa opzione) finché non sarà ben dorato e croccante;
-fate una besciamella leggera con 250g di latte (va bene anche di soia o di riso) e un cucchiaio di farina; aggiungete un pizzico di curcuma per colorare; potete sostituire questa cremina con un po’ di panna;
-mettete a bollire l’acqua e cuocete gli spaghetti;
-una volta cotti saltateli in padella con il rosmarino, il tofu e tutto il resto;
-togliete dal fuoco e aggiungete la besciamella, il pepe appena macinato e il grana.
Spero di esservi stata utile!
Radha

NOTA
Il tofu è un alimento ricco di proteine, pari ai formaggi più comuni. Questa che segue è la sua composizone per 100 grammi di prodotto edibile.

* Calorie 93,5 kcal
* Acqua 79,3
* Proteine 9,3
* Lipidi 5,1
* Glucidi 2,6
* Calcio 134 mg.
* Fosforo 105 mg
* Ferro 3,9 mg.
* Vitamina B1 0,02 mg.
* Vitamina B2 0,02 mg.
* Vitamina B3 0,37 mg.
* Sodio 6 mg.

LA CURCUMA
Le radici polverizzate giallo-ocra della curcuma sono l'ingrediente principale del curry. Possiede proprietà coleretiche, colagoghe, è un epatoprotettore, stimolante delle vie biliari, antiossidante, fluidificante del sangue. Effettua una buona azione antinfiammatoria sul tubo digerente oltre a svolgere la funzione di antispasmodico dei muscoli dell'apparato gastrointestinale.

POST SCRIPTUM
Con questa ricetta è successo qsa di particolare! :)
YouTube me l’ha pubblicata in prima pagina fra i video in primo piano (come era già successo con le pizzette di patate e con la pizza radicchio e provola) e i non-vegetariani hanno innescato una guerra pazzesca sentendosi offesi per il titolo che ho dato alla ricetta!
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Pan di Spagna - Rotolo alla nutella


Ingredienti e dosi sono tutte ben visibili nel filmato... quindi non mi resta che augurarvi: BUONA VISIONE!
:)
Radha

Tutto il mondo chiama questa pasta col nome di Génoise, solo noi italiani la chiamiamo Pan di Spagna e questo è un vero mistero.
La storia in realtà è lunga ed intrigante ed a ben vedere ha a che fare con tutti e due i nomi, mettetevi comodi che ve la racconto...
Più o meno a metà del Settecento la Repubblica di Genova, probabilmente avendo relazioni commerciali via mare con altri stati tra cui, com’è noto Spagna e Portogallo, inviò un suo ambasciatore alla corte di Madrid, dal Re Ferdinando IV detto il Savio. L’ambasciatore in questione, accreditato presso quella corte era niente popò di meno che il marchese Domenico Pallavicini, rampollo di una facoltosa Famiglia, il quale rimase a Madrid dal 1747 al 1749, per esser sostituito, in seguito, da un altro Pallavicini, tal Alessandro, per i successivi quattro anni. Ovviamente erano nomine di alto prestigio, sia per le persone che le andavano a ricoprire che per le loro famiglie, e la famiglia Pallavicini era una delle più autorevoli della città.

Era il periodo dell’Illuminismo, un’epoca d’oro per le riforme che si andavano attuando in tutti gli aspetti della vita politica delle nazioni europee, e si è ritenuto che le nomine consecutive dei due Pallavicini, che di tanto prestigio godevano presso re Ferdinando IV, non erano esenti dal desiderio di maggiori e più intensi traffici ed accordi commerciali, sopratutto economici, tendenti ad acquisire un maggior prestigio politico anche in patria. Domenico Pallavicini, alla sua partenza, oltre ai vari consiglieri diplomatici, portò con sé il personale della sua casa, ovvero erano presenti un maggiordomo, i cuochi, i portantini, tutti rigorosamente genovesi e ad ognuno era stato dato l’incarico di dare lustro ed innalzare l’immagine dello stesso ambasciatore e conseguentemente anche della Repubblica di Genova, che lì rappresentava.
Tra gli uomini al seguito del Pallavicini, c’era un giovane pasticcere, originario dei dintorni di Genova, Giovanni Battista Cabona, già da anni al servizio della famiglia dell’ambasciatore. Come gli altri del personale, era assai preparato nel suo lavoro, un vero professionista, e perciò godeva di piena fiducia da parte del Pallavicini. Il Cabona nel corso degli anni della sua trasferta spagnola mise a disposizione le buone competenze nell’arte pasticcera acquisite a Genova, integrandole col panorama gastronomico con cui aveva a che fare in loco. In occasione di un ricevimento, il Pallavicini gli commissionò un dolce che non fosse uno dei soliti.
Con la semplice manipolazione degli ingredienti, il nostro pasticcere, partendo dal classico biscotto di Savoia, creò una pasta battuta, di estrema leggerezza, a cui, in onore al Paese ospitante, diede il nome di Pan di Spagna.
Ma a palazzo, al cospetto del Re Ferdinando, una volta assaggiato il dolce, tanto fu lo stupore e l’entusiasmo, che si ritenne doveroso battezzare tale meraviglia di leggerezza col nome di Génoise, nome che rimarrà per sempre nel cuore degli Spagnoli e col quale il dolce venne divulgato in tutto il mondo.

La fama fu rapidissima tanto che già nel 1855 nel severo programma di esami per maestri pasticceri, della scuola di Berlino, tra le materie da dimostrare agli esaminatori, due sono le prove obbligatorie: la battuta al cioccolato e mandorla per la torta Sacher e quella della Génoise.